Ecologia-1

 

 

Atti dell`inconto organizzato da:

- La Gemma della Vita

- Adesso Ecologia

- Città del Bio

- Associazione Rurale Italiana

- PiemonteBio

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La Sovranità Alimentare

è il diritto dei popoli a un cibo salubre, culturalmente appropriato,

prodotto attraverso metodi sostenibili ed ecologici,

in forza del loro diritto a definire i propri sistemi agricoli e alimentari.

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La Sovranità Alimentare

Pone

le aspirazioni e i bisogni di coloro che producono, distribuiscono e consumano alimenti al cuore del sistema e delle politiche alimentari.

Difende

gli interessi e contempla le future generazioni.

Offre

una strategia di resistenza rispetto all’attuale regime commerciale alimentare sostenuto dalle multinazionali e

un orientamento per i sistemi alimentari, agricoli, pastorali e della pesca definiti dai produttori e utilizzatori locali. 

La Sovranità alimentare riconosce priorità a economie e mercati locali e nazionali; promuove un commercio trasparente che garantisca redditi equi a tutte le persone così come il diritto dei consumatori al controllo della propria nutrizione. Assicura che i diritti d’uso e gestione di terre, territori, acque, semi, mandrie e biodiversità siano nelle mani di coloro che producono il cibo.

La Sovranità alimentare implica nuove relazioni sociali libere da oppressione e ineguaglianze fra uomini e donne, popoli, gruppi etnici, classi economiche e generazioni. Dà alla popolazione il diritto di definire la propria politica agricola ed alimentare partendo dai bisogni della stessa popolazione e del proprio ambiente, non partendo da regole del commercio internazionale scritte in ideologia « libero»-scambista.”.

(Nyeleni 2007 http://www.nyeleni.org/IMG/pdf/31Mar2007NyeleniSynthesisReport-en.pdf)

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- L’ultima versione del modello capitalistico (finanzcapitalismo) ne sta decretando in modo più evidente la fine ma per ora a farne le maggiori spese è proprio il lavoro agricolo (300.000 posti di lavoro persi in Italia, di cui 40.000 occupati (-4,6%) persi nel solo 2° trimestre del 2011, registrando il calo più elevato nel numero di lavoratori tra tutti i settori dell`economia italiana.) e i suoi prodotti con gravi ricadute economiche e di qualità verso i consumatori.

- Proprio la gravità della crisi deve portarci a considerare la necessità di un ritorno alla terra: mettendo al centro dell’attenzione le filiere produttive, la costruzione di una filiera distributiva, il conseguente rifiuto della logica della crescita continua in favore della ricerca di un nuovo equilibrio che proprio dal riconoscimento del lavoro della terra può essere ridefinito come produzione di cibo e non di merci, come ricerca del benessere comune.

- I processi di autodeterminazione possono costituire la base propositiva per la delineazione di un programma politico alternativo per la gestione dell’attività agricola affinchè ritorni a pieno titolo ad essere riconosciuto come primo settore, in Grecia ad esempio proprio in conseguenza della crisi economica, si è verificato un aumento di 32.000 nuovi agricoltori, per la maggioranza giovani, nel periodo 2008-2010.

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Vanno perciò favoriti:

­ - i contratti tra gruppi di famiglie e aziende agricole per l’acquisto garantito dei prodotti, arrivando a forme di relazione più coinvolgenti tra produttori e co-produttori (non più solo consumatori), sulla scorta anche della esperienza francese delle AMAP, fino alla valorizzazione degli orti urbani;

­- i gruppi di acquisto dei terreni tra le forme di azione per garantire il diritto dell’accesso alla terra e per riuscire a far fronte alla necessaria esposizione finanziaria anche con l’aiuto delle banche da ricondurre alla loro corretta funzione di sostegno alla produzione;

­ - l`aumento dell’iscrizione alle associazioni di tipo professionale-sindacale come l’Associazione Rurale Italiana (www.assorurale.it) fa parte de La Via Campesina, organizzazione che nel mondo riunisce circa 600 milioni di contadini;

­ - la ridefinizione dei costi della produzione agricola industriale: non sono mai conteggiati per intero perché non comprendono i costi sociali: la depauperazione dei suoli, la rinuncia alla biodiversità, l’autonomia nella produzione delle sementi, lo sfrutamento del lavoro agricolo migrante e l’autosfruttamento del lavoro contadino;

­ - una diversa determinazione e giustificazione del prezzo attraverso la richiesta della motivazione direttamente al produttore, ristabilendo un rapporto di fiducia diretto tra chi produce e chi consuma. Il cibo non è semplicemente una merce e il suo prezzo si definisce in un incontro tra diritti e bisogni: quelli di chi produce e quelli di chi utilizza la produzione agricola;

­- la consapevolezza del valore del cibo, con l`attenzione ai metodi di produzione meno invasivi ed eco-compatibili, l`attenzione alla fertilità del terreno evitando concimazioni e trattamenti mirati ad accrescere la quantità a dispetto della qualità. 

­ - i gruppi d`acquisto solidale (GAS), che realizzano per i consumatori la possibilità di cooperare nel progetto relativo alla definizione della qualità e al servizio legato al cibo.

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Altri punti possono essere aggiunti e messi in discussione:

- l’inclusione nello studio e definizione dei piani urbanistici delle città, e loro varianti, della produzione e distribuzione agricola per la ricostituzione del rapporto città-campagna basato sull’attenzione e sviluppo dell’agricoltura innanzitutto locale;

- una valutazione sull’opportunità dei grandi centri commerciali: sono energivori, dissipano suolo e risorse (anche cibo), producono molti più rifiuti (smaltimento degli imballi) scaricandone i costi sulle famiglie acquirenti;

- le iniziative atte a favorire i mercati dei produttori e i mercati su aree pubbliche che possono essere i riferimenti di una filiera distributiva più efficiente che ricostruisce circuiti economici locali;

- l’incentivazione del lavoro agricolo con una oculata politica fiscale (non meno dell’incentivaz. della vendita di auto, di frigoriferi in classe A, dell’installazione dei pannelli solari, della sostituzione delle caldaie, ecc. ecc.);

- la promozione del consumo alimentare di tipo biologico con progetti di educazione alimentare e di educazione al consumo sostenibile e responsabile;

- il rispetto della biodiversità e del benessere animale come obbligo sociale e fondamentale per la produzione di cibi sani e nutrizionalmente corretti;

- l’attenzione alle forme di inquinamento diffuso per l’impiego di prodotti chimici quali concimi, diserbanti e fitosanitari che, oltre ad impoverire il terreno, inquinano le acque da noi considerate bene comune e alla base dell’alimentazione.

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L’osservazione mossa da più parti sul biologico come mercato di nicchia e sostanzialmente da snob non è eludibile, tenuto conto anche del livello dei prezzi spesso escludente il ceto medio-basso. Ciò dipende da una filiera distributiva che ha copiato quella dei prodotti convenzionali, scelti per l’aspetto e il peso ma non è stata in grado di creare modalità differenti di distribuzione e di valorizzazione che valutino il potere nutritivo (e di conseguenza le porzioni che si ottengono a parità di peso) e gli aspetti organolettici come sapore e profumo. Una risposta è la

Filiera corta

creazione di una filiera distributiva agroalimentare sostenibile e efficiente, improntata a sostenere circuiti economici locali, aiutando a scegliere i cibi biologici.

Tutti siamo consapevoli dell’assurdità di importare prodotti da migliaia di Km di distanza quando potremmo produrli nei nostri terreni (tra i più fertili del mondo). Occorre evitare che questa consapevolezza sia sopraffatta dalla legge del business ed abbia invece il sopravvento la regola della qualità, insita solo in un cibo sano.

Dobbiamo prestare attenzione alle regole igienico sanitarie che hanno rivolto la loro attenzione principalmente agli aspetti microbiologici arrivando a negare la vita del cibo a discapito degli inquinamenti chimici ammessi sotto forma di conservanti, antiossidanti, aromi, ecc.

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E’ fondamentale impegnarsi nella creazione di nuovi strumenti di governo dell’agricoltura a tutti i livelli (dal locale al globale) per creare rapporti condivisi fra produttori e consumatori nel rispetto della Sovranità Alimentare e dell’agricoltura contadina, agro ecologica, solidale e di prossimità.

 

Ignazio Garau, Fabrizio Garbarino, Pietro Garbero

Ecocasa Perla, gennaio 2012