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108614417Km 0 è il nome più comune per la vendita diretta, una pratica commerciale che negli ultimi anni ha trovato sempre più spazio tra le aziende agricole, soprattutto nel mondo bio. Per questo motivo sono ormai numerosi i punti vendita collettivi (Farmer Market) o aziendali che riscontrano un crescente successo.

Ai consumatori il km 0 piace sia per motivi ecologici – meno trasporto equivale a meno produzione di CO2 – sia perché c’è un evidente risparmio sui prezzi (meno intermediari e quindi meno rincari lungo la filiera). Ma ci sono anche aspetti meno conosciuti che modificano un po’ lo scenario.

La vendita diretta è disciplinata in Italia dalla Legge 296/06 e dal D.lgs. 273/98. Il testo prevede che sulle bancarelle dei Farmer Market ogni produttore debba vendere almeno il 51% di prodotto proprio, mentre la rimanente quota del 49% può essere acquistata da altre aziende agricole, e non necessariamente a Km 0.

Inoltre, queste piccole imprese agricole non sono tenute ad avere un meccanismo di controllo interno (il sistema HACCP, cioè un insieme di procedure che permettono di controllare con una certa periodicità i punti più critici della filiera produttiva, che potrebbero essere facilmente la causa di problemi sanitari). Si tratta di una deroga alle norme igienico-sanitarie adottata dalla Comunità Europea per le piccole aziende e quando è il produttore in prima persona a effettuare la vendita, senza intermediari (lo scopo è evitare la creazione di strutture e di procedure complesse che invece risultano indispensabili nelle grandi imprese).