IL MISTICO VIA VAI DI TORINO FA RINASCERE LA TRADIZIONE DIONISIACA 

Il Borgo Dora si anima di maschere per tre giorni gridando a gran voce l'importanza dei prodotti locali e dell'etica del RI-USO"

 


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Nell'antico Borgo Dora il passato s'è intrufolato fra le viuzze del quartiere attiguo a Porta Palazzo, avendo dato vita a tre giornate di festeggiamento del Carnevale; tradizione ormai antica ma non per questo vecchia, la trilogia dei festeggiamenti si è aperta venerdì con l'investitura della storica maschera del Balon, con accompagnamenti musicali anni Quaranta e Cinquanta, per proseguire a Sabato con l'allestimento solito dell'antico mercatino delle pulci perpetuato ormai nel tempo verificantesi ogni sabato e la parata delle maschere, fino a concludersi a domenica con dedizione più accuratamente dettagliata nei confornti dei cibi locali con l'allestimento dello street food. 

"Le strade sono piene di coperte dai colori sbiaditi, riposte a terra quasi con affetto, per ospitare ogni sorta di cianfrusaglie: scarpe spaiate, un orologio senza lancette, la copertina di un libro senza pagine, gambe di tavolo marcite dalla pioggia, una padella senza manico. Gli oggetti sono ordinati con cura, la disposizione è pensata, ragionata nei particolari. La varietà e la stranezza degli oggetti è meravigliosa", ecco dunque come esprime il suo stupore Fiorenzo Oliva in "Il mondo in una piazza. Diario di un anno tra 55 etnie" nell'osservare un semplice fenomeno sociale (ovvero una piazza che si riempie di potenziali acquirenti attratti dalle merci di una associazione di commercianti) e portarlo su di un piano più alto, donargli una veste quasi artistica. Stiamo parlando del Balon, il luogo dove i ricordi sono fantasmi a cui viene dato loro di nuovo un corpo per poter vivere, e questo corpo altro non è che lo stesso atto dell'acquistare. Compriamo cose perchè abbiamo dei bisogni da soddisfare e qualcuno ce le vende perchè conosce i nostri bisogni, è la legge basica del mercato; ma come possiamo avere noi bisogno di un orologio senza lancette? Se non ne abbiamo bisogno non viene giammai a mancare la premessa fondamentale perchè si crei il circolo del commercio? Sembra quasi che alcuni uomini riescano a trovare invece il loro ossigeno principalmente in antri del passato, per ricordarsi di cose mai vissute e serbarsi il beneficio del dubbio che non solo ciò che è prontamente nuovo e utile, secondo l'accezione immediata di utile, può servire. Perchè un oggetto privato ormai della sua funzione non è sempre da buttare, la sua natura può essere reinventata assumendo nuova forma di vita. Altri invece sono frequentanti del Balon o di mercatini e boutique dell'usato in genere perchè vanno espressamente cercando capi od oggetti da poter ancora largamente utilizzare per moda o per professare un'etica del risparmio energetico, pecuniario, di forza lavoro e di limitazione dell'inquinamento. Innanzitutto l'usato ha costi ridotti e questo interessa le nostre tasche, in modo diretto; l'usato poi è già stato prodotto per cui non necessita chiaramente di nuova manodopera, di utilizzo di energia da parte di fabbriche che eventualmente lo dovrebbero produrre, circoscrivendo così l'inquinamento che si sarebbe prodotto con l'azione delle energie (che non sempre sono rinnovabili *1) e dei rifiuti. 

E dobbiamo pensare che tutto questo che sempre accade sotto gli occhi abituati del "via vai" (modo con cui sono state ormai designate le vie del Borgo), ha come luogo fisico una zona di Torino con una storia sofferta nell'ultimo periodo ma attiva a livello commerciale già nel Medioevo. Dal '700 il borgo comincia a prendere le sembianze di come noi oggi lo conosciamo: Filippo Juvarra apporta delle modifiche a Piazza della Repubblica, vennero prosciugati dei canali (come il canale di Molass, che oggi è il vicolo canale dei Molassi) le vie del borgo si infittiscono di locande ed osterie e dall' '800 nasce il mercato dei cenci, padre del mercato delle pulci odierno. Esistono varie forme di mercatini dell'usato, quello in conto vendita e quello di Baratto che nel contempo può essere anche solidale (come l'evento che ogni anno La Gemma della Vita si impegna a portare a termine con la collaborazione di chi ci ospita e di chi ci permette di creare questi incontri che sono sempre formativi per tutti). 

E non c'è luogo migliore, mistico perchè ormai la tradizione vuole così, e magico perchè si risvegliano profumi del passato, per ospitare a Torino il Carnevale che, slegato dalla tradizione Cattolica, affonda le sue radici molto più indietro nei riti dionisiaci e saturnali, rispettivamene greci e romani. I giorni del Carnevale erano per gli uomini un distacco dalle leggi della vita quotidiana e un ritorno alle istanze più primordiali, e per la terra segnava la fine delle coltivazioni agricole del periodo. 

A proposito di coltivazione e di Bio, a proposito di Porta Palazzo (conosciuta anche per la cospicua presenza di contadini e dunque di prodotti a kilometro zero *2) e di carnevale, voglio concludere con una bugia di penna,portando l'attenzione su una maschera poco conosciuta. Sto parlando del modenese Sandrone, riconoscibile per i suoi vestiti come il berretto da notte a righe rosse e bianche, il gilet a pois, i modi grossolani e il suo perenne voler sfuggire alla sua classe sociale. Qui la maschera la teniamo vestita come la tradizone ci ha insegnato ma voglio mentire con coscienza denigrando questo ormai superato stereotipo del contadino burbero ed ignorante, affermando l'esistenza di moltissimi contadini attenti alla terra e all'uomo sia sul territorio piemontese che su quello italiano in generale. 

 

IL GLOSSARIO DELL'ECOLOGISTA: 


*1: ENERGIE RINNOVABILI: spesso definite anche "inesauribili" perchè hanno la capacità di rinnovarsi con la stessa velocità con cui sono state impiegate e dunque con cui si sono consumate. Si pongono come il contrario delle energie fossili che sono esauribili e che sono inquinanti rilasciando CO. Le energie rinnovabili hanno inoltre la caratteristica di usare mezzi sostenibili (che rientrano dunque nella sfera della politica Eco o Verde). 

*2: PRODOTTI A KILOMETRO ZERO: la loro produzione e commercializzazione avviene nella stessa area. L'alimento locale viene assurto così a simbolo di genuinità in quanto ne conosciamo (per l'appunto) la provenienza, in contrapposizione ai prodotti globali di cui spesso è un in'informazione ignota o poco chiara. Il prodotto locale, non avendo bisogno del trasporto, tra le altre cose, evita sprechi ed inquinamento. 

 

                                                                                                                                        Erika Piroscia