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Fenomenologia degli oggetti abbandonati

Domenica 26 Marzo il Bunker diventa punto di raccordo di un alternativo modo di vivere (CLOROPHILLA e TeddyProduzioni si raccontano) 

 

Mi piace designare, con estrema amarezza, il nostro secolo con l'espressione di "secolo della plastica, inteso a livello concreto-materiale fino ad una astrazione più alta da cui possiamo desumere una vera a propria carrellata di emozioni e di azioni plastiche, ossia la normale fluidità della nostra interiorità viene trasposta da un livello di stato di natura ad uno estremamente civilizzato che porta ad una  configurazione reale, come la dimensione della plastica dona all'oggetto una forma. Siamo cioè troppo spesso macchinizzati e ci trattiamo come se fossimo macchine. Lavoriamo, consumiamo, ci riproduciamo, insegn i amo alla prole come consumare e lavorare, in un ciclo senza fine di post-capitalismo. Ogni tanto qualcuno esce dai binari di questa macchinosità e ci permette di entrare anche solo per poco in un mondo idillicamente diverso fatto di un lavoro che ha alla base un'operosità manuale facendoci riscoprire l'artigianato; fatto di un riuso tutto nuovo di oggetti vecchi e riutilizzabili anche in maniera totalmente diversa dal loro iniziale telos, funzione. E così accade che ci sono posti altrettanto magici che permettono che tutto ciò avvenga: Domenica 26 Marzo il Bunker ha ospitato artisti siffatti con l'evento del Big Market,  "un viaggio nel passato, presente e futuro", ovvero un nuovo tipo di futuro con cui affrontare un presente aleggiato da un nostalgico passato. 

Musica dal vivo, zucchero filato, polenta alla brace, una kids area, un turbinio di persone da bambini ad adulti e artisti di ogni tipo (da coloro che promuovono il vintage e il second hand; a coloro che hanno allestito le loro bancarelle con vestiti, borse, gioielli handmade; illustratori; workshop).

Dal 1994 la stilista Pietra Pistoletti inizia l'avviamento dell'etica green nel campo della moda introducendo il fenomeno del  pezzo unico, creando prodotti di vera arte come magliette fatte dall'imbottitura del reggiseno, o da vecchie calze. La sua idea è quella di evitare il più possibile lo spreco e la produzione di nuovi indumenti che andrebbero poi a finire al macero e dunque riportando a nuova e diversissima vita vecchi capi con combinazioni di vari pezzi di abiti. 

Nell'occasione del Bunker Market ho avuto il piacere di rimanere meravigliata di tutte le bancarelle di ogni artista e di ogni artigiano, soffermandomi particolarmente su due squisite persone che mi hanno riportato in breve la loro esperienza presente e passata, che rispecchia l'etica green della Pistoletti.  

LUDOVICA BASSO (CLOROPHILLA): 

-com'è nata la tua passione per la moda?
"
La passione per i vestiti è nata molto presto, a quattordici anni ho iniziato a tagliare, modificare e personalizzare i miei abiti perché non trovavo mai qualcosa che mi piacesse veramente e già da piccola amavo distinguermi dalla massa ed indossare qualcosa di unico." 

-come hai avviato la commercializzazione dei tuoi pezzi unici?
 "Ho iniziato vendendo su  depop.com/clorophilla e poi tramite altri canali come Instagram e Facebook. Ho iniziato ad avere richieste di personalizzazioni (che è una cosa che mi piace molto fare, perché prima devo entrare un po' in contatto con la persona e capire che tipo è per riuscire a fare un capo su misura ed esclusivo)."

-che tipo di tecniche usi?
"Utilizzo molte tecniche, dal ricamo con paillettes e perline, ai colori per tessuti, non ho limiti e mi piace sperimentare sempre qualcosa di nuovo. Inoltre la maggior parte dei miei capi provengono da altri capi ai quali ho scelto di donare nuova vita. Viviamo in un mondo pieno di sprechi e nel mio piccolo mi piace fare qualcosa di utile, con una forte etica dietro."   


-a cosa ti ispiri per creare?
"
I miei disegni come la mia arte sono costantemente ispirati da moltissimi fattori esterni. Tutto per me è ispirazione e i viaggi per me lo sono sempre in primo luogo: sono attratta dal diverso, dalle differenze culturali, dalle religioni e dalle usanze sacro-profane." 

 

TEDDYPRODUZIONI: 

-quando hai avviato la tua produzione di gioielli-posate e da cosa è partita l'idea?
 
"Ho iniziato circa cinque anni fa. Sono convinto che ogni oggetto abbia un'anima e se non serve più per una cosa, se trasformato, può servire per un'altra. Quando ero più giovane ho visto un bracciale fatto con una forchetta addosso ad un ragazzo e quando ho terminato la mia attività di barista ho provato a realizzarne uno anche io scoprendo di essere cintura nera di 'piegamento forchette'. In verità l'idea di trasformare le posate in gioielli risale al XVII secolo (furono i servi delle colonie francesi che incominciarono a rubare cucchiani in argento del padrone per rasformarli in gioielli)."

-dove ti rifornisci per ottenere così tante posate da trasformare e che tipo di tecnica usi?
 
"Recupero le posate antiche nei mercatini dell'antiquariato, ho contatti con chi svuota le cantine oppure alcune signore mi portano direttamente il loro servizio bello che non usano più. Queste posate sarebbero destinate a morire nei cassetti, le persone non le usano nemmeno più a Natale.
Lavoro a freddo le posate e non con la fiamma perché essendo d'argento si rovinerebbero.

-com'è il tuo approccio al mercato essendo un artigiano indipendente?
"Possiedo un laboratorio a Genova. Sono un operatore del proprio ingegno, organizzo le mie uscite in base alle esperienze già avute o utilizzando una rete di contatti di amici aritigiani che conoscono eventi a cui hanno già partecipato precedentemente. Mi definisco un artigiano 2.0, perché oltre a produrre so anche vendere i miei prodotti avendo cura di seguire i vari social influenti, credendo nel marketing e nella pubblicità." 

Non soffermarsi alla pure evidenzia che un oggetto in prima istanza presenta, possiamo dunque dire essere il motto dei due artisti e di tutti coloro che rianimano oggetti apparentemente morti. Ecco un vero modo per sciogliere un po' della troppa plastica del nostro mondo, per cancellare cioè un po' delle forme fisse che da anni ci tramandiamo e per creare così nuove forme con una sorta di gioco simbolico (conferire un'altra accezione alla funzione standard di un oggetto), una delle più antiche arti esistenziali che tutti noi da bambini abbiamo messo in pratica. 

 


                                                                                                                                    Erika  Piroscia