LA GEOMETRIA DEL RICICLO 

L'accumulo dell'umanità pare essere il risultato del nuovo secolo. Lo è però per necessità di cosa, ossia è qualche meccanismo civile che fa sì che l'uomo abbia per avere, o è piuttosto la formazione dell'uomo moderno ad aver portato a un'installazione di tali meccanismi? In altre parole, siamo agenti attivi o passivi in questo frenetico accumulo di cose dei più disparati campi (dall'alimentazione al vestiario, dagli oggetti quotidiani a quelli più tecnologici) ognuno con le proprie conseguenze del caso? Credo che ogni cosa che ci sia, abbia un'utilità per la società altrimenti non ci sarebbe, e potremmo in tal senso vedere il progresso sotto la lente darwiniana di un'evoluzione che continua; Alfred Jarry diceva che da una figura geometrica le cui linee sono allungate fuori di sé, può nascere una nuova figura geometrica. E' quello che avvenne, ad esempio, per l'invenzione della bicicletta, a detta sua. Dalla figura geometrica umana ne derivò quella della bicicletta. Dobbiamo d'altra parte domandarci spontaneamente quanto e fino a che punto una determinata cosa possa davvero servirci e se ci dovesse servire in quale quantità, per scoprire davvero il sapore del possedere un qualcosa, che se fosse un oggetto di una lunga catena di oggetti non avrebbe alcuna rilevanza. Perché è un po' quello che accade oggi: siamo i protagonisti dei corridoi infinitamente colorati dei supermercati in cui troviamo una grossa ripetizione di oggetti esattamente uno uguale all'altro; mi domando se questo fenomeno non possa in qualche modo refluire sul nostro modo di agire, magari anche inconsciamente, di avere a che fare con gli oggetti che ci appartengono come con un qualcosa che è logicamente e concretamente ripetibile e dunque perdente di unicità.                               In seconda analisi lo spreco prettamente alimentare che impatto ha sul mondo?

1,3 miliardi di tonnellate di cibo viene sprecato ancor prima di arrivare nelle nostre case (fonte WWF) e il cibo buttato nell'intera Europa potrebbe sfamare 200milioni di persone (fonte FAO). Ci sono tuttavia moltissimi paesi che sono fortemente impegnati su questo fronte (Francia, Australia, Sudafrica). Nella fattispecie l'Italia si è attivata con la Legge contro lo spreco (LEGGE 166 *1); e secondo i calcoli della Food Sustainability Index *2,  l'Italia è il nono paese su venticinque ad essere davvero impegnata per la miglioria di questa faccenda gravosa per il mondo intero.                     In questo scenario non va dimenticato lo spreco domestico che purtroppo senza troppa cattiveria viene compiuto quotidianamente che va poi a realizzare delle incombenze sull'ambiente insieme allo spreco delle industrie perchè i rifiuti alimentari producono un emissione di Carbonio di 3,3 giga di tonnellate di gas serra, da unire al Co2 prodotto dal gas metano che si crea dal cibo in discarica (fonti Repubblica.it). 

Le statistiche enunciate portano la gravosità di numeri molto alti, che è possibile far scendere: le Istituzioni sono impegnate in questo su scala globale e noi cittadini o semplici esseri umani possiamo esserlo su scala più piccola, rivolgendoci alle nostre case.                                                                                                                                  [...] "per una settimana e forse più, per non incorrere in peccato                                                                                dovremmo accontentarci, di cibo riciclato,                                                                                                               ma noi, che ai fornelli siamo solo fantasia                                                                                                               con gli avanzi, faremo piatti di pura poesia.

Certo però che se al supermercato, acquistassimo un po' meno...                                                                               certo però se ai pranzi, preparassimo un po' meno...                                                                                                 certo però se sprecassimo un po' meno...                                                                                                               certo però se mangiassimo un po' meno...                                                                                                             certo però..." 


Questi ultimi due versi di una poesia che ho trovato molto carina come introduzione di un libriccino ancora più carino a cura di Edizioni del Baldo intitolato "La cucina degli Avanzi", testimoniano  molto pragmaticamente la direzione che un singolo e privato cittadino può prendere per la sua personale lotta contro lo spreco. Spesso, infatti, sprechiamo a malincuore ma costretti dalle necessità del caso perchè non sappiamo come davvero riutlizzare degli avanzi; ed è in questo senso che il libro citato si pone di essere utile: dal riutilizzo dei panettoni, al pane raffermo, al riso del giorno prima, alla pasta avanzata, alle parti meno nobili del pesce.                                                                                     E possono davvero nascere delle tradizioni da questo riciclo alimentare, come ad esempio il Pan Biscotto, di derivazione Veneta. Nasce delle fattorie di campagna dove le persone portavano a cuocere ognuno il proprio pezzo di pane. Sostituiva il pane fresco nelle case più povere che non potevano permetterselo quotidianamente. Se messo in luogo asciutto può anche durare per sei mesi. O come ad esempio le Gallette dei Marinai (semplici focaccine cotte due volte per meglio biscottarle). O come ancora la Zuppa del Carcerato: affianco al carcere di Pistoia c'erano i macelli comunali e il torrente Brana dove venivano gettate le interiora degli animali. I carcerati vedendole allora si ingegnarono: chiesero che le frattaglie gli venissero regalate, così da rendere un po' più vario il menù di semplice pane e acqua. 

Nella città di Torino si è formato un gruppo decentrato del "Food Not Bombs" (organizzazione non governativa) che distribuisce cibo vegetariano e vegano a persone bisognose, partendo dalla raccolta di cibo che andrebbe sennò sprecato. Il Food Not Bombs è un movimento nato negli anni Ottanta negli USA per combattere in maniera pacifista lo spreco del cibo che è un diritto di tutti. Oggigiorno il movimento ha un'attuazione in mille città nel mondo. Il simbolo è un pugno chiuso che stringe una carota: essa è assurta come unica via di vittoria sullo spreco di soldi in futilità come la guerra. L'obiettivo del movimento è quello di limitare l'aumento a dismisura del potere liberista e capitalista. 

Per far sì che non siano le cose ad avere bisogno di noi che le produciamo e consumiamo e sprechiamo in grosse quantità, ricordiamoci che siamo esseri umani in mezzo ad altri esseri umani e che dunque spesso i nostri bisogni primari possono essere soddisfatti direttamente se non da noi stessi, da qualcuno che ci sta accanto. E noi possiamo fare lo stesso per gli altri. 

 

IL GLOSSARIO DELL'ECOLOGISTA:

*1: la LEGGE 166 ha la finalità di ridurre gli sprechi in tutte le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione dei prodotti alimentari, farmaceutici e altri. Qualora ci fossero degli avanzi, questi andranno, per vie solidali, in destinazione di persone non abbienti. 

*2: realizzato dell'Economist Intelligence Unit è uno strumento nato per mettere in luce i paradossi sullo spreco di cibo, sul cambiamento climatico, città sostenibili, consumo e produzione responsabile. 

 


                                                                                                                                    Erika  Piroscia